Exact point where the landscape begins

 

GAR2 54×87

014 27-8

GAR12 42×67

PT 161

PT 164

GRAD2 61×107

014 14-10

H10 78×166

014 24-26

H14 60×80

014 49-48

 

PUT12 42×62

PT 144

PE70 100×229

014 58-59

PE83 60×118

PT 115

PT 119-120

PT 155-113

PE 177

 




La mie Superfici del pianeta Terra col punto rosso sono il risultato di una azione
continua. Le fasi della loro costruzione: la scoperta e la ripresa fotografica,
lʼelaborazione creativa al computer, la stampa, e il punto dipinto vanno a
completarsi alla vista dello spettatore nello spazio che cʼè tra lui e la mia foto.
Il “Punto Rosso” è. Esso è una verità tangibile e inconfutabile (anche se non
dal mio gatto). Il resto dellʼopera vaga fra le onde dellʼinterpretazione e anche
di altre verità (anche se non per il mio gatto). Il punto rosso è la parte del
bastone che tengo in mano, il resto è sottʼacqua e appare spezzato. Non per
questo mi sento censurato dallʼesprimere i miei molti giudizi. Sulla Bella
Fotografia ad esempio (puah).
In molte manifestazioni artistiche lʼesperienza comune, quella dellʼartista e
quella del pubblico, è palese nel risultato o nellʼintenzione dellʼartista. In
fotografia questo non avviene. Non negli stessi termini. La foto è la
documentazione e dunque lʼattenzione è sul soggetto. Oppure la foto è
costruita concettualmente e quindi il coinvolgimento è sullʼidea.
Nel mio caso lo spazio-tempo condiviso è sulla fotografia stessa. Essa si
mostra come oggetto che contiene una immagine di testimonianza dellʼesserci
stato, e pure della presenza nel luogo e nel tempo in cui lo spettatore si trova ora ad
essere. Ho sempre calcato la mano per mostrare che la mia foto è un oggetto.
È chiaro che ad un certo momento resta solo il Punto. Esso rappresenta la
mia posizione nel mondo. Non cʼè più lʼoggetto-fotografia che testimonia
qualcosa. Tutto scompare. Resta quel Punto sospeso nel nulla che è tutto. È
vittoria e sconfitta allo stesso tempo. È lo spazio e il tempo conquistati, o forse
persi.