Mario Sillani Djerrahian.

fotografemi

photographemes

1968    -   1978

 
 

La mia acculturazione nel campo dell’arte parte dal balbettio del fare fotografico. Ho cominciato a costruire immagini quando ho deciso che potevo rinascere una seconda volta, colmando in vuoto di identità culturale, attraverso il mezzo che mi era più facile e congeniale, la fotografia. Ho chiamato quel periodo “fotografemi”. Come il fonema è la parte più piccola della parola detta, così i fotografemi erano le particelle di una nuova lingua che si esplicava nella foto della foto, la foto del fotografo, la foto del fotografare.

Era un discorso tautologico. Ripeteva la definizione di fotografia.

O perlomeno quella che io andavo scoprendo praticando il fotografese scritto, cioè le mie opere.


My artistic education has started from a  certain stuttering  in doing photography. I have begun  creating images when I decided that I could  experience a re-birth plugging the gap of  cultural identity   through the most suitable medium  within my reach  i.e. photography. I have called that period “photographemes”. So as the phoneme is the smallest part of the spoken word, photographemes  are the particles of a new language consisting in the photo of the photo, photographer’s photo, photo of the way I shoot. It was a tautological speech which stressed the definition of photography or at least the one of what  I went discovering when practicing the written  photographic language  i.e. my works.